Una storia di “visioni”. Costantino e i fenomeni di contatto in prima persona col sovrannaturale

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Luca Arcari

Abstract

Partendo dalla trattazione di Barbero contenuta in Costantino il vincitore sulle “visioni” di Costantino riportate in Pan. lat. VI (VII) ed. Mynors (= VII [VI] ed. Galletier), in DMP 44 e in VC 1, 27-32, soprattutto in relazione e in reazione alla discussa tesi di P. Weiss, l’articolo esamina la questione dei fenomeni di “messa in cultura” di particolari esperienze rituali o di contatto diretto con il soprannaturale come strumenti di accreditamento di particolari discorsi e come specchi di dinamiche di costruzione di specifiche autorità religiose. Il saggio riprende, in questa stessa prospettiva, anche il problema delle identità religiose del periodo costantiniano alla luce delle riflessioni di R. Brubaker sull’identità “segmentata”: declinare particolari esperienze di contatto in prima persona con il mondo “altro” come vere e proprie visioni dirette delle realtà soprannaturali significa “tradurre” le reazioni che si legano a particolari espressioni della ritualità tardo-antica in e per differenti contesti e/o individualità, soprattutto in quanto manifestazioni di un universo culturale e sociale estremamente complesso e variegato e per nulla sintetizzabile nella semplice contrapposizione tra “pagani” e “cristiani” (e/o “ebrei”) ancora in voga in certa storiografia.

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Come citare
Arcari, L. (2018). Una storia di “visioni”. Costantino e i fenomeni di contatto in prima persona col sovrannaturale. Reti Medievali Rivista, 19(1), 39-63. https://doi.org/10.6092/1593-2214/5505
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