Il comune di popolo e le sue istituzioni tra Due e Trecento. Alcune riflessioni a partire dalla storiografia dell’ultimo quindicennio

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Alma Poloni

Abstract

Negli ultimi anni il periodo compreso grosso modo tra il 1280 e il 1330 ha attirato un crescente interesse da parte degli studiosi dei comuni italiani. Per quanto riguarda in particolare i maggiori comuni di popolo, un’attenzione specifica alle dinamiche istituzionali ha consentito di elaborare un modello complesso di spiegazione delle trasformazioni tardo duecentesche e primo trecentesche. Rimane tuttavia evidente una certa difficoltà a comprendere in pieno la natura dei conflitti politici che segnarono quella fase. Popolani e magnates, guelfi e ghibellini, popolani grassi e popolani minuti, bianchi e neri: il mondo cittadino fu attraversato da molteplici e sovrapposte linee di frattura, in un processo di scomposizione e ricomposizione delle appartenenze politiche nel quale agivano simultaneamente solidarietà orizzontali “di classe”, solidarietà familiari, contrasti di interesse, logiche clientelari, rivendicazioni ideologiche. L’articolo avanza l’idea che una conoscenza più approfondita di questi conflitti, dei protagonisti – gruppi, famiglie, individui – e delle loro strategie politiche e discorsive migliorerebbe la nostra capacità di leggere l’evoluzione istituzionale dei comuni di popolo tra Due e Trecento.

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Come citare
Poloni, A. (2012). Il comune di popolo e le sue istituzioni tra Due e Trecento. Alcune riflessioni a partire dalla storiografia dell’ultimo quindicennio. Reti Medievali Rivista, 13(1), 3-25. https://doi.org/10.6092/1593-2214/352
Sezione
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